la Terra non appartiene all'uomo, l'uomo appartiene alla Terra
Da Piazza Navona agli Appennini
16.07.2008 21:07
Le “Radici e le Ali”
Questo brani sono tratti dal libro “Da Piazza Navona agli Appennini, dagli Appennini a Piazza Navona”- cronaca, storia, documentazione, testimonianza, immagino della dantesca valle dell’Acquacheta a cura del collettivo “Zappatori senza padroni G. Winstanley” della cui lettura devo ringraziare Marcello Baraghini, mitico editore di Stampa Alternativa per averlo editato nel 1980 e per avermi fornito la fotocopia.
Spesso siamo portati cercare le “radici” del nostro sentire e del nostro vivere in epoche e luoghi distanti e lontani, in un altro-quando emozionale e intuitivo.
A metà degli anni 60 la contro-cultura americana (underground, beat generation, hippies) divenne il punto di riferimento che permise la nascita di un movimento controculturale in Italia. Sono i poeti beat (Ginsberg, Kerouac, e i poeti-studiosi Gary Snyder e Alan Watts), i musicisti d’avanguardia (John Cage), l’arte americana dal quaranta al cinquanta (Gottlieb, Still, Kline, ecc.), la generazione hippie, lo stimolo per un differente immaginario che verrà in seguito arricchito dalla conoscenza delle culture dei popoli nativi (in modo particolare quella degli Indiani d’ America)e dai Viaggi On the Road.
Dal 68, con la nascita dei gruppi extraparlamentari a forte componente ideologica, l’area controculturale, fantasiosa e immaginifica si disperde per vie carsiche per poi riapparire a metà degli anni 70. Dal “movimento del
In quell’anno iniziò l’esodo invisibile e dimenticato verso i luoghi abbandonati dal moderno, del ritorno alla pratica di uno stile di vita, di un rapporto con
I giovani dell’Acquacheta si chiamavano “Zappatori” ovvero Diggers, dal movimento comunitario inglese del 1600, Diggers era anche il movimento comunitario e controculturale in cui militava P. Berg negli anni 60’…
1977, Aprile. Arrivano Rino e Gianbardo a visitare Pian Baruzzoli. Le case sono circondate sino alle soglie da sterpi, ortiche e rovi. All’interno, al primo piano, qualcuno si è portato via un intero camino. I tetti sono disastrati, le tracce di umido denotano infiltrazioni di acqua. Una delle poche stanze abitabili è completamente nera di fumo; è stata usata per far seccare le castagne. La sorgente ed il relativo serbatoio (il “pozzo”) è otturato ed all’interno si trova una pecora morta (…)
Maggio. Arrivano Jerri, Vitalino e Massimo reduci dall’ennesimo tentativo di comune agricola vicino a Modigliana. Ci si da fare per allargare lo spazio abitabile, si raccoglie legna secca, si inizia a costruire uno steccato intorno ai due orti in quanto Jerri porta con se la capra “Cipollina”, che sin da piccola lo segue come un cagnolino. Si accelerano i tempi e pur in ritardo si semina tutto il possibile. Il lavoro è duro, la terra è bassa; e si deve anche fare dell’artigianato per rimediare i soldi necessari per l’alimentazione e le zappe. Si progetta di costruire letti di legno e nel frattempo si portano sù per l’Arrabbiata alcuni materassi. L’entusiasmo è grande, come quando ci si mette a dissodare terre vergini(…)
Giugno-Luglio. Arrivano Ulisse, Adria no, Maurizio e Franchino da una comune vicino Vercelli (…)
Agosto. Verso la Sicilia a far tappeto e qualche lavoro nero. Ci si ferma a Montalto di Castro dove è in corso la manifestazione contro la centrale nucleare. L’arrivo è una vera festa, si inizia a preparare minestroni vegetali per tutti a pagamento o no. Si fanno infusi di cavoli e fumi per gli ammalati della “Casa dei pidocchi”, si canta e si balia sulle terre dove dovrebbe sorgere la centrale. La sera prima della manifestazione si dipinge a colori psichedelici un carrettino e la mattina dopo alla manifestazione lo si trascina sotto la pioggia tutti dipinti ed armati di pannochie insieme a Tony, Aria e le sue erbe…
1979, Febbraio. Con la neve viene data la prima vangata a “Trefossi … Arriva
Maggio. Il comune di San Benedetto ha terminato un sentiero che corre lungo l’Acquacheta. L’afflusso dei turisti è continuo, capita spesso di fare da guida. Combattiamo ormai su più fronti, verso l’esterno per realizzare il parco e fermare la strada della forestale che avanza ignorando la nostra esistenza e distruggendo montagne, alberi rari e mulattiere (
Estate. Inaugurazione ufficiale di “Tra fossi” con gli “Area” che si portano gli strumenti in spalla su per l’arrabbiata. Ci si reca al festival dei Poeti a Castelporziano a fare tappeto. I raccolti sono abbondanti, l’afflusso dei turisti nella valle è continuo e riceviamo scolaresche, cacciatori, colonie, pescatori, preti, boy-scouts e naturisti. Intanto la strada della Forestale avanza con l’intento di riempire la valle di rumori, trattori e di mucche (ne vogliono mettere duemila quando tutti si rendono conto che le 150 presenti so no anche troppe). Le nostre proteste per la costruzione e della strada si fanno più accese, a Bologna raccogliamo centinaia di firme alla festa dei naturisti e presentiamo insieme ad altre forze un progetto per il parco a “misura d’uomo”. Andiamo al festival del teatro a Santarcangelo di Romagna dove naturalmente diamo spettacolo (come sempre) e ci godiamo la scena della gente che va a vede re Dario Fo dove non è. Dipak Das parte per l’ennesima volta per l’India
Autunno. Si vanga in gruppo con chi tarre e vino, sia a Pian Baruccioli, sia ai Trafossi, sia alle Cortecce. Le capre sono ormai una decina. Alcuni proprietari ci denunciano per “associazione a delinquere, danneggia- mento, furto e occupazione di proprietà privata a scopo di lucro”, hanno fatto pressione anche su chi non intendeva denunciarci. Periodi di pioggia per continuare a vangare e zappare, periodi bagnati per la legna e freddi per via della neve. Autunni magici con le montagne intorno piene di colori che cambiano ogni giorno, da mattina a sera. Nuvole cariche di pioggia, che si formano salendo dal fiume in uno spettacolo fantastico che convinse il Dante a vederle in formazione come le fiamme dell’inferno, e la cascata in mezzo, tra un girone e l’altro. La pioggia che cade e noi tutti chiusi in casa, nella cucina, al caldo, usciamo solo per dare da mangiare agli animali. Intanto si mettono sotto vaso i prodotti dei campi per l’inverno, si sgranocchiano pannocchie, si cuce, si balIa, si canta. Fuori la pioggia cade e formando ruscelli che vanno verso la valle portando la terra con se. i canali nei campi sono stati fatti. Intanto alle Cortecce arrivano i carabinieri e prima diffide poi fogli di via. Si ricomincia, si cercano avvocati a Firenze e non si trovano, si fanno comunicati stampa, si cerca di rendere pubblico il fatto
Inverno. Per le Cortecce tempi duri, si corre alle radio libere, si cerca di fare articoli sui giornali, si fa lavoro nero e artigianato per avere di che mangiare. Ci si aiuta tutti, ... A Trafossi si deve acquistare il fieno per la mucca. Poi a Bologna e Firenze a far tappeto. Inverno lungo, in solitudine ma mai soli, con la neve alta, il freddo, gli abiti fradici di pioggia. Inverno come momento di raccoglimento interiore intorno al fuoco. Inverno di lavoro, a fare artigianato, a spalar neve dai tetti, a creare un sentiero che conduca a San Bene detto, a portare su per la montagna la crusca per gli animali. Intanto che la terra riposa per rifiorire in primavera.
1980, primavera. Si ricomincia a zappare e a seminare …. Intanto si è calcolato che nelle 3 comunità passano circa duemila persone ogni anno e si deve anche cercare di dare da mangia re a tutti. Nasce Martino, il figlio della Luna (…)
Le “Radici e le Ali”
Questo brani sono tratti dal libro “Da Piazza Navona agli Appennini, dagli Appennini a Piazza Navona”- cronaca, storia, documentazione, testimonianza, immagino della dantesca valle dell’Acquacheta a cura del collettivo “Zappatori senza padroni G. Winstanley” della cui lettura devo ringraziare Marcello Baraghini, mitico editore di Stampa Alternativa per averlo editato nel 1980 e per avermi fornito la fotocopia.
Spesso siamo portati cercare le “radici” del nostro sentire e del nostro vivere in epoche e luoghi distanti e lontani, in un altro-quando emozionale e intuitivo.
A metà degli anni 60 la contro-cultura americana (underground, beat generation, hippies) divenne il punto di riferimento che permise la nascita di un movimento controculturale in Italia. Sono i poeti beat (Ginsberg, Kerouac, e i poeti-studiosi Gary Snyder e Alan Watts), i musicisti d’avanguardia (John Cage), l’arte americana dal quaranta al cinquanta (Gottlieb, Still, Kline, ecc.), la generazione hippie, lo stimolo per un differente immaginario che verrà in seguito arricchito dalla conoscenza delle culture dei popoli nativi (in modo particolare quella degli Indiani d’ America)e dai Viaggi On the Road.
Dal 68, con la nascita dei gruppi extraparlamentari a forte componente ideologica, l’area controculturale, fantasiosa e immaginifica si disperde per vie carsiche per poi riapparire a metà degli anni 70. Dal “movimento del 77” viene l’intuizione e la domanda: “quale sviluppo per quale futuro” a cui la classe politica e culturale non seppe rispondere.
In quell’anno iniziò l’esodo invisibile e dimenticato verso i luoghi abbandonati dal moderno, del ritorno alla pratica di uno stile di vita, di un rapporto con la Terra che oggi, con differenti nomi, stà alla radice delle nostra convinzioni e visioni. Nasce in quell’anno, al Convegno contro la Repressione a Bologna, il coordinamento “Alimentazione naturale-Controinformazione-Vita in campagna” che darà vita al bollettino TAM(Terra, Alimentazione, Medicina) che nell’82’ diventerà AAM Terra Nuova … poi i campi Bioregionali e P. Berg in Italia.
I giovani dell’Acquacheta si chiamavano “Zappatori” ovvero Diggers, dal movimento comunitario inglese del 1600, Diggers era anche il movimento comunitario e controculturale in cui militava P. Berg negli anni 60’…
Di quegli anni c’è stata una rimozione generalizzata e devastante, e questo mi ha spinto ad iniziare un lavoro di recupero di quei “fiori di Guttemberg”, dei racconti orali, delle immagini di quel periodo.
1977, Aprile. Arrivano Rino e Gianbardo a visitare Pian Baruzzoli. Le case sono circondate sino alle soglie da sterpi, ortiche e rovi. All’interno, al primo piano, qualcuno si è portato via un intero camino. I tetti sono disastrati, le tracce di umido denotano infiltrazioni di acqua. Una delle poche stanze abitabili è completamente nera di fumo; è stata usata per far seccare le castagne. La sorgente ed il relativo serbatoio (il “pozzo”) è otturato ed all’interno si trova una pecora morta (…)
Maggio. Arrivano Jerri, Vitalino e Massimo reduci dall’ennesimo tentativo di comune agricola vicino a Modigliana. Ci si da fare per allargare lo spazio abitabile, si raccoglie legna secca, si inizia a costruire uno steccato intorno ai due orti in quanto Jerri porta con se la capra “Cipollina”, che sin da piccola lo segue come un cagnolino. Si accelerano i tempi e pur in ritardo si semina tutto il possibile. Il lavoro è duro, la terra è bassa; e si deve anche fare dell’artigianato per rimediare i soldi necessari per l’alimentazione e le zappe. Si progetta di costruire letti di legno e nel frattempo si portano sù per l’Arrabbiata alcuni materassi. L’entusiasmo è grande, come quando ci si mette a dissodare terre vergini(…)
Giugno-Luglio. Arrivano Ulisse, Adria no, Maurizio e Franchino da una comune vicino Vercelli (…)
Agosto. Verso la Sicilia a far tappeto e qualche lavoro nero. Ci si ferma a Montalto di Castro dove è in corso la manifestazione contro la centrale nucleare. L’arrivo è una vera festa, si inizia a preparare minestroni vegetali per tutti a pagamento o no. Si fanno infusi di cavoli e fumi per gli ammalati della “Casa dei pidocchi”, si canta e si balia sulle terre dove dovrebbe sorgere la centrale. La sera prima della manifestazione si dipinge a colori psichedelici un carrettino e la mattina dopo alla manifestazione lo si trascina sotto la pioggia tutti dipinti ed armati di pannochie insieme a Tony, Aria e le sue erbe…
1979, Febbraio. Con la neve viene data la prima vangata a “Trefossi … Arriva la Stefania , conosciuta da poco a Bologna, vola sulla montagna con una gamba sola, e propone di acquistare una mucca (…)
Maggio. Il comune di San Benedetto ha terminato un sentiero che corre lungo l’Acquacheta. L’afflusso dei turisti è continuo, capita spesso di fare da guida. Combattiamo ormai su più fronti, verso l’esterno per realizzare il parco e fermare la strada della forestale che avanza ignorando la nostra esistenza e distruggendo montagne, alberi rari e mulattiere (la Luna entrerà ufficialmente in pensione), all’interno per autoregolarci con il “nudismo”, la pulizia e le discussioni. Si va a vangare anche alle “Cortecce”. La cucina “B” ha riaperto per i nuovi arrivati. Il 4 maggio grande sbornia dei trafossiani a Ravenna all’ osteria dei “I Milner” (i mugnai) poi dal notaio a fare la coop. lavarsi i capelli, fare il bagno e fregare scatoline (sempre dal notaio). La coop. è formalizzata, unico oppositore è Bobo che dopo Ravenna, dorme alla “cabenzica” giù dall’Arrabbiata, poi parte per il mondo.
Estate. Inaugurazione ufficiale di “Tra fossi” con gli “Area” che si portano gli strumenti in spalla su per l’arrabbiata. Ci si reca al festival dei Poeti a Castelporziano a fare tappeto. I raccolti sono abbondanti, l’afflusso dei turisti nella valle è continuo e riceviamo scolaresche, cacciatori, colonie, pescatori, preti, boy-scouts e naturisti. Intanto la strada della Forestale avanza con l’intento di riempire la valle di rumori, trattori e di mucche (ne vogliono mettere duemila quando tutti si rendono conto che le 150 presenti so no anche troppe). Le nostre proteste per la costruzione e della strada si fanno più accese, a Bologna raccogliamo centinaia di firme alla festa dei naturisti e presentiamo insieme ad altre forze un progetto per il parco a “misura d’uomo”. Andiamo al festival del teatro a Santarcangelo di Romagna dove naturalmente diamo spettacolo (come sempre) e ci godiamo la scena della gente che va a vede re Dario Fo dove non è. Dipak Das parte per l’ennesima volta per l’India
Autunno. Si vanga in gruppo con chi tarre e vino, sia a Pian Baruccioli, sia ai Trafossi, sia alle Cortecce. Le capre sono ormai una decina. Alcuni proprietari ci denunciano per “associazione a delinquere, danneggia- mento, furto e occupazione di proprietà privata a scopo di lucro”, hanno fatto pressione anche su chi non intendeva denunciarci. Periodi di pioggia per continuare a vangare e zappare, periodi bagnati per la legna e freddi per via della neve. Autunni magici con le montagne intorno piene di colori che cambiano ogni giorno, da mattina a sera. Nuvole cariche di pioggia, che si formano salendo dal fiume in uno spettacolo fantastico che convinse il Dante a vederle in formazione come le fiamme dell’inferno, e la cascata in mezzo, tra un girone e l’altro. La pioggia che cade e noi tutti chiusi in casa, nella cucina, al caldo, usciamo solo per dare da mangiare agli animali. Intanto si mettono sotto vaso i prodotti dei campi per l’inverno, si sgranocchiano pannocchie, si cuce, si balIa, si canta. Fuori la pioggia cade e formando ruscelli che vanno verso la valle portando la terra con se. i canali nei campi sono stati fatti. Intanto alle Cortecce arrivano i carabinieri e prima diffide poi fogli di via. Si ricomincia, si cercano avvocati a Firenze e non si trovano, si fanno comunicati stampa, si cerca di rendere pubblico il fatto
Inverno. Per le Cortecce tempi duri, si corre alle radio libere, si cerca di fare articoli sui giornali, si fa lavoro nero e artigianato per avere di che mangiare. Ci si aiuta tutti, ... A Trafossi si deve acquistare il fieno per la mucca. Poi a Bologna e Firenze a far tappeto. Inverno lungo, in solitudine ma mai soli, con la neve alta, il freddo, gli abiti fradici di pioggia. Inverno come momento di raccoglimento interiore intorno al fuoco. Inverno di lavoro, a fare artigianato, a spalar neve dai tetti, a creare un sentiero che conduca a San Bene detto, a portare su per la montagna la crusca per gli animali. Intanto che la terra riposa per rifiorire in primavera.
1980, primavera. Si ricomincia a zappare e a seminare …. Intanto si è calcolato che nelle 3 comunità passano circa duemila persone ogni anno e si deve anche cercare di dare da mangia re a tutti. Nasce Martino, il figlio della Luna (…)

