la Terra non appartiene all'uomo, l'uomo appartiene alla Terra

"Selvatici"

16.07.2008 18:40

Mi chiamo Renato e con la mia compagna Manù siamo i “Selvatici” (all’origine era il nome della nostra news letters), viviamo in un vecchio borgo abbandonato del ponente ligure. Pratichiamo da anni quella che definiamo “sottrazione”: cioè un percorso di fuoriuscita dal "circuito delle merci" sia come produttori che come consumatori, fuoriuscita parziale e contradditoria certo, ma che pensiamo non sia solo una piccola rivolta esistenziale personale ma un gesto collettivo di antagonismo allo "stato delle cose presente". Infatti non siamo certo i soli: una moltitudine di comunità, coppie, singoli si è sottratta andando a vivere nei luoghi abbandonati dal moderno, è una storia che inizia proprio intorno al '77 al Monte Peglia, a Gran Burrone, all'Acqua Cheta. Facciamo parte di un Piccolo Popolo di contadini e artigiani- artisti manuali, con poca terra e pochi manufatti, che coltiva e lavora per la propria autosufficenza usando metodi antichi e innovativi allo stesso tempo (Fukuoka, orticoltura, sinergica, permacultura), che pratica l'autogestione della salute (studiando le erbe, le loro proprietà, curando con attenzione l'alimentazione eccetera) rispettando la Madre Terra e tutti quelli che noi chiamiamo i "Nostri Parenti": quelli che volano, strisciano, camminano, guizzano, affondano radici e immobili ci guardano. Non siamo certo eremiti e buoni selvaggi mattacchioni: se in questo mondo globalizzato la merce ha sussunto ogni attimo della vita 24 ore su 24 per 365 giorni l'anno, se tutto è ridotto a merce, il gesto più radicale è non produrre e non consumare. Scegliere uno stile di vita improntato alla sobrietà è il mezzo che serve da una parte per affrancarsi dai bisogni indotti e dall’altra per riappropriarsi del valore creativo del proprio lavoro, produrre opere e non “merce”. Probabilmente noi ne abbiamo eroso il potere solo per un 50 per cento, ma questo forse basta a sballare i conti, a confondere i manovratori. Farsi il pane, coltivare il proprio cibo, raccogliere le erbe per tisane e pomate, andare alla sorgente per bere acqua pura sono le pratiche di una quotidiana rivoluzione delle piccole scelte, che ci rende protagonisti e responsabili.


Siamo parte del C.I.R. e aderiamo alla Rete Bioregionale Italiana, durante i nostri incontri non facciamo assemblee perché parliamo nel cerchio dove tutti hanno diritto di parlare e di essere ascoltati e dove nessuno interrompe l'altro, pratichiamo lo scambio, il dono e il lavoro comune quando occorre, e le nostre case sono aperte alla condivisione del cibo, dei saperi e dei sogni, in tolleranza e reciproco rispetto.

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